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Locande alpine

 

 

PER UNA STORIA DELLE LOCANDE
NELLA REGIONE DEL MONTE ROSA E DELLE
ALPI LEPONTINE


Nella regione del monte Rosa e delle Alpi Lepontine, terre di passaggio lungo i solchi delle valli verso i valichi alpini, la storia degli ospizi e delle locande è la storia stessa dei luoghi, e risale nelle sue prime testimonianze ai secoli del Medioevo.
Basterà ricordare, lungo la via del Sempione, l’ospizio aperto nel XIV secolo dai signori di Rodis alla Masone, sopra Vogogna, principale porto fluviale ossolano: casa ospitaliera e locanda affidata ai Cavalieri Gerosolomitani, gli stessi che gestivano, già nel XIII secolo, l'ospizio di San Giacomo (il primo ospizio del Sempione) in prossimità del valico. O, lungo le vie del Gries e di Valdolgia, l’ospizio di San Bernardo di Premia, fondato dai Rodis nel XIV secolo, e quello di San Nicolao, a quasi 2400 metri, sul valico di Valdolgia, fondato nel 1400-1404 da due monaci ossolani.
Per non parlare dell'antichissima locanda Zur Schmitten a Ponte, la più antica forse di cui sia rimasta testimonianza diretta nella storia dell'Ossola. La locanda Zur Schmitten compare infatti in una lettera del 1486 (Archivio Sforzesco); più tardi, nel 1612, quand’è gestita da Anton Zur Schmitten (ammano, notaio e impresario dei trasporti attraverso il Gries), dalla locanda si diffuse il drammatico contagio della peste, che in pochi giorni raggiunse tutta la valle.
Gli esempi potrebbero continuare a lungo, spigolando tra le cronache o le vecchie carte d’archivio, di valle in valle, passando per locande, ospizi, rifugia. Persino ai Bagni di Craveggia (il più antico bagno termale di queste montagne) le prime notizie di costruzione di un ricovero per i frequentatori risalgono al 1617.
Ma si tratta, in ogni caso, di primitivi ambienti fumosi e spogli, dove l’uomo del tempo si fermava a rifocillarsi e a passare la notte, con rischi e disagi d'ogni genere, lungo strade polverose che si snodavano tra i meandri dei fiumi e delle montagne, o quelli ancor più tortuosi delle guerre.
E i viaggiatori non erano che mercanti e pellegrini: uomini e donne che scalavano i passi o scendevano le valli per raggiungere le mete dei grandi pellegrinaggi medioevali, come le tombe dei Santi, o i tanti luoghi di culto di cui la cattolicità aveva disseminato le Alpi. E quante volte queste
leggendarie processioni attraverso le montagne, altro non erano che il bisogno di viaggiare, di evadere dopo il lungo inverno, quel desiderio di camminare per il mondo che è dell’uomo di ogni tempo! Oppure, a far tappa agli ospizi, erano i conduttori delle some, i mercanti, i montanari diretti alle fiere, i soldati, i corrieri a cavallo... E per incontrare l’insegna di una locanda, o la croce di un ospizio, un’osteria con pane e vino per gli uomini e foraggio per gli animali, occorreva sopportare lunghi tragitti fangosi e impervi, in quella ragnatela di vie e di antichi tratturi che solcavano il mondo alpino.

(tratto da "Ospizi e antiche locande alpine" di W.A.B. Coolidge)