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La Grola (il corvo)

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Un anno di tanto tempo fa, l'inverno fu lungo e freddo. Gli alberi e le vigne spuntavano da un biancore lucido di neve, quasi fossero dei fantasmi. L'animo della gente era colmo di preoccupazioni per quel rigore eccezionale; i contadini temevano per il frumento, le viti, gli alberi.
A rendere più sconfortante la situazione, le grole (i corvi) calavano sulle colline e sui campi a distruggere ogni cosa, ogni erba, ogni pianta.
Sui monticelli sopra S. Ambrogio di Valpolicella, stormi enormi di grole affamate si posarono sui vigneti, li sconvolsero, creando in tutti un grande timore. Il loro colore nero, funereo, il gracchiare roco, insistente, prometteva tempesta e fame.
Gli anziani del paese, per liberarsi da questo incubo, oltre che per porre fine ai danni delle coltivazioni, decisero di distruggere questi uccelli del malaugurio.
Dalla strage si salvò soltanto una grola che, con le ali spezzate e azzoppata, si rifugiò nella cucina di un contadino, di nome Beniamino. Quel giorno era Natale e le campane suonavano a festa. Beniamino non se la sentì di ammazzare la grola; del resto così malridotta non poteva recare più nessun danno. Anzi la curò; la nutrì e l’uccello riprese vigore.
Passò l'inverno, fiorirono i biancospini e tornarono le gemme sui ciliegi e sui mandorli.
La mattina di Pasqua, la grola prese il volo e abbandonò la casa di Beniamino che la seguì con lo sguardo attento mentre tracciava dei voli radenti sopra il suo vigneto e poi scomparve. Beniamino fu preso da una segreta paura: chi era quell'uccello? Poteva essere anche il diavolo e lui lo aveva allevato in casa. E poi cosa significavano quei voli radenti sulle sue viti?
l suoi timori si tramutarono dapprima in stupore, poi in sorpresa e, al tempo della vendemmia, in gioia. La sua uva da bianca era diventata nera e il vino ricavato conteneva gli aromi più inebrianti, di un gusto squisito, amabile e rigoroso. Era nato il recioto, una qualità di vino oggi conosciuta in tutto il mondo e la collina dove Beniamino coltivava il suo vigneto si chiamò da allora La Grola e il vino, recioto de La Grola.

(racconto veronese)