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Ostaria l'Orso

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OSTARIA L’ORSO in Strada Maggiore – Buon vin dolce
( seguito dell’episodio  OSTARIA LA ROSA )

DISPONIBILE ANCHE LA "VIDEO NOVELLA"

Ho avuto la confusa impressione che qualcuno m’abbia caricato in spalla, come fanno i facchini per trasportar i carichi pesanti, e devo esser svenuto. Un odore pungente di aceto cotto mi fa pizzicar le narici e mi stura le orecchie poiché sento tuonar una voce nota:
< Ohè, Mastro Zefirano, volete che chiami il Cerusico e vi faccia cavar del sangue? –
Elli è il Vice Delegato degli Sbirri: lo Scannabecchi. E per farmi comprendere quanto sia in pensiero per me afferra un boccale di vino, di quelli grossi, e lo svuota d’un sorso.
Mi riscuoto come un cane bagnato ed allungo la mano, tremante, verso il piccolo calice che l’oste mi porge. Lascio che il vino, un malvasia, mi scivoli nel palato, combatta il sapore di sterco e di paura che v’alberga e mi gorgogli giù per la strozza.
< Se non vi conoscessi, Mastro, direi che avete strabevuto o che abbiate avuto un grosso spavento…- afferma l’Aristide e mi controlla la borsa dei denari: - Pare che non siate stato derubato e non avete ferite sulla testa… Che v’è accaduto? Dagli abiti direi che siete caduto per la via… Orsù diteci che, qui, siam tutti in angoscia! – e svuota un altro boccale.
L’oste, il Baroncelli, m’appare preoccupato. Egli ben conosce la fama del Delegato che ha l’Onore delle Matricole dell’Università avendo svuotato, per scommessa una brenta di vino da solo ed in una sera sola! A spanne: una trentina di grossi boccali!
Annuisco ed assaggio ancora un po’ del mio vinello dolce come fossi un uccellino sfuggito agli artigli di un gatto selvatico. Vedendo il Baroncelli so che siam all’Ostaria “L’Orso” in strada Maggiore ad un migliaio di passi da via de Pignattari ov’è l’ostaria della Rosa.
Or io non son certo un uom robusto, ma chi m’ha trasportato deve esser ben forte…
< Oh, vi ringrazio Delegato della vostra preoccupazione, ma posso tranquillizzarvi… Oggi non pranzai che ho un lavoro importante per Bentivoglio: evidentemente mi sforzai oltre misura tant’è che mi girò la testa e decisi d’andarmene a casa che s’era fatto buio pesto.
Mentre camminavo ebbi un mancamento e caddi nella via. Un buon samaritano deve avermi soccorso e condotto qui nei pressi…- mento cercando di ristabilirmi del tutto.
< Senza prendersi ricompensa? – ride lui alludendo alla mia borsa di denari e palpeggiando le natiche della procace cameriera: - Credo invece che vi siate quasi ripreso e qui siate giunto seguendo l’odore del buon vin dolce che vi si serve! – e ride sonoramente.
La sua ilarità scema un po’ quando un uomo robusto, dai capelli candidi come la neve e la pelle abbronzatissima, entra nell’ostaria e, dopo un saluto, chiede della buona ‘graspia’.
Tra lo Scannabecchi e l’ultimo entrato, soprannomato “Nonno”, non corre buon sangue anche se furono amici e soci in gioventù. Ora, tra loro, vi sono periodi di “tregua” o di ‘pace armata’, ma è altresì vero che tra i due non v’è bisogno di troppe parole.
< Vice Delegato stavo per andarmene a dormire, che ho stanza all’Ostaria del Gallo, quando mi è giunta notizia che in via de’ Pignattari uno straniero, ubriaco oltre ogni dire, sia salito sull’impalcatura della Cattedrale e ne è precipitato sul selciato: morto!
Vi son gli uomini del vostro collega, il Grosso, a raccoglier le chiacchiere dell’Oste e dei suoi clienti – riporta il Nonno passando poi a sorseggiare la grappa.
Il commento dello Scannabecchi si perde dentro un ennesimo boccale ed io, non essendo mio costume aprir la bocca per esprimer ‘dotti detti stolti’, finisco di sorbire il mio vinello.
La mia memoria va ora riannodando le immagini veloci e lancinanti che il buio e la paura hanno sbrindellato come grumi di nebbia finiti in un roveto…
Quella forte luce bianca che mi ferì gli occhi, un attimo prima che il sicario mi fosse addosso, non era l’ultima luce da carpire in questa valle di lacrime… Era la luce di una lanterna cieca cui era stato aperto lo sportello creando la lama luminosissima alle spalle del sicario che aveva avuto un’imprecazione sonora un attimo prima di franarmi addosso schiacciandomi sul selciato. Io avevo sbattuto la testa ed avevo, di fatto, perso i sensi.
Mi rimetto in piedi, ma il Nonno mi affianca e mi prende sottobraccio:
< Avete una brutta cera, Mastro. Venite, vi accompagno, che m’è di strada –
Ma, evidentemente, ista notte nebbiosa ospita messer Belzebù che, come dice il cerusico Mondino, ha contratto il “mal d’aria” et indi peta in maniera nauseabonda.
La porta dell’Ostaria s’apre di schianto. Un uomo ammancante di parte della gamba destra accompagnato dal suono rumoroso della sua stampella entra, barcolla e, tendendo la mano mancina, urla in maniera scomposta:
< Accorrete gente v’è un uomo appiccato per la gola in Corte Isolani! Rantola ancora e si lacera la gola con le unghie per togliersi dal supplizio del cappio! Io non posso dargli aiuto… Accorrete, accorrete! –
Lo Scannabecchi respinge la cameriera e come una folata di tramontana, sacramentando forte, si butta nella via. Due avventori lo seguono grugnendo. Il monco della gamba faticosamente li segue dopo essersi passato la mano sulla faccia decisamente sporca.
< Andiamo – esclama il Nonno e, appena siamo fuori dall’Osteria, aggiunge: - Allungate il passo, Messere, ch’io ho da credere che il trambusto non sia finito! - poi estrae, dal corsetto, un lussuoso cappello di velluto blu, con fregi dorati, e lo calca con cura sulla testa.
Vorrei fargli qualche domanda sul suo travestimento e sulla sua presenza all’ostaria della Rosa, ma isto non è tempo per le domande che v’è un Belzebù, nella penombra!
Il picchiar pesante della stampella sotto i portici, poco distante, s’interrompe nel buio fitto…


Le peripezie di Mastro Zefirano proseguiranno nell’episodio

OSTARIA PRIMAVERA in Gattamarza – Buona insalata

Racconto ideato e scritto da GiamPiero Brenci
Ulteriori info sul sito www.basiliscohistory.it