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Il gioco dei dadi

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Non smettiamo di giocare perchè diventiamo vecchi. Diventiamo vecchi perchè smettiamo di giocare (Anonimo)

I dadi sono strettamente associati al vino, perché attraverso il gioco si spera di vincere il necessario per una bevuta. Purtroppo spesso va male, e allora il gioco spoglia di ogni avere i malcapitati; perdendo ci si rende conto del rapido mutare del destino umano, si comprendere il volgere della ruota della Fortuna.
Chi perde rimane nudo, in perfetta evangelica povertà, ma si consola con il vino. Il vino, divinità generosa, ai suoi fedeli dona l’ebbrezza, il sollievo dagli affanni dell’esistenza: l’ubriacatura collettiva é un rito cui non ci si può sottrarre, perché l’osteria é anche il luogo dove si realizza una utopistica società in cui le barriere tra gli ordini vengono meno e tutti sono uguali.
I dadi sono piccoli oggetti di forma poliedrica, utilizzati nel contesto di diversi giochi per generare in modo casuale esiti numerici o di altro tipo. I dadi tradizionali, utilizzati dalla maggior parte dei giochi, sono cubi con le facce marcate con i numeri naturali da 1 a 6; tuttavia, giochi specifici possono fare uso di innumerevoli varianti. Per ottenere un valore casuale, si fa rotolare il dado su una superficie piana, e convenzionalmente viene preso in considerazione come "risultato" il valore che si viene a trovare sulla faccia rivolta verso l'alto quando il dado termina il proprio movimento. L'esito così ottenuto si può considerare casuale (ai fini pratici) solo se il movimento impartito inizialmente al dado è sufficiente a farlo rotolare e rimbalzare in modo complesso (e quindi imprevedibile). L'atto che impartisce il movimento iniziale deve quindi essere abbastanza deciso, e nella lingua comune viene indicato con l'espressione lanciare i dadi.


Liberamente tratto da Wikipedia